mercoledì 16 luglio 2014
Un paese
Ma cos'è un paese se non uno scrigno di strilli bambini, di uomini e donne, giovani e vecchi, di umori gioiosi o dolenti, di storie lontane o vicine nel tempo, di amori spazzati dal vento …
Un paese è una casa di nuova costruzione che deforma un'immagine scolpita nel cuore dal tempo e che nessuno vorrebbe cambiare.
Un paese è quel vecchio rudere simbolo di una storia condivisa da tanti … è un libro aperto per rispolverare antichi ricordi e predisporre un futuro vicino.
Nella memoria di ciascuno di noi, nei più disparati momenti della vita, affiorano spesso ricordi del proprio vissuto o tramandati da altri, ricordi che a volte pesano sull'anima, altri che rallegrano lo spirito alleggerendo la quotidianità, ma anche ricordi futili e comunque ben presenti perchè facenti parte di una certa epoca storica sociale economica in cui eravamo protagonisti distratti e inconsapevoli.
Protagonisti inconsapevoli forse perché si era ancora nell'età dei giochi, o forse perché i primi intensi amori o gli impegni della vita quotidiana ci estraniavano dal mondo circostante di cui captavamo distrattamente pochi sprazzi che però si sarebbero sedimentati in qualche angolo nascosto della nostra memoria.
Ricordi di vita quotidiana, piccoli o grandi fatti nel contesto di una borgata, di un paese; ricordi di chi è uscito dalla guerra salvando la pelle ma non immune dalle ferite che non si rimarginano mai; ricordi legati a divertimenti costruiti con poco ma che suscitano ancora ilarità. Ricordi legati a mestieri di scarsa resa economica ma preziosi per il vivere quotidiano e ricchi di creatività e partecipazione.
martedì 24 giugno 2014
Arriva il tempo della mietitura
Con la falce in mano e l'acciaiolo appeso alla cintura, pronto al bisogno per affilare la lama, di mattino presto i contadini si recavano nei campi per mietere.
Papaveri e fiordalisi recisi assieme al frumento e
covoni trasportati sui carri.

Così lavoravano i nostri contadini fino all'avvento della meccanizzazione agricola degli anni '60.
(Immagini da Manoscritti Medievali - Morgan Library Museum)
domenica 18 maggio 2014
Il primo taglio

Quando ancora l'agricoltura non era meccanizzata, il taglio dell'erba avveniva a mano con falce a manico lungo; per seccarla al sole si rivoltava col forcone e, diventata fieno, si raccoglieva con il rastrello e caricato sul carro che, trainato da mucche o buoi, veniva trasportato nelle aie, depositato nei fienili o ammucchiato in bei pagliai.
Poi è diventato tutto più semplice e forse meno faticoso...
mercoledì 7 maggio 2014
... nel mese di Maggio
Ci recavamo verso sera, adulti e bambini, all'oratorio intitolato alla Madonna Davato per la recita del Rosario.
Noi della borgata di Casa Sartori salivamo lungo la curta, carreggiata fra i campi che portava anche alla Chiesa, all'asilo e al cimitero oltre che alle piccole borgate limitrofe: la Ceragna, la Caselletta e altre.
L'oratorio è stato restaurato e riaperto al culto il 15 agosto 2004.
Molti sono i "misteri" che conserva ancora questo piccolo oratorio, nonostante sia stato riportato all'antico splendore. Non chiara, infatti, è la stessa etimologia del nome "Madonna Davato", a cui è intitolato. Ignota, inoltre, è la data esatta della sua edificazione, anche se una trave ristrutturata durante il restauro riporta un'incisione dell'anno 1627.
Alla santa messa che è celebrata in occasione dell'inaugurazione ufficiale da don Orazio Salsi, hanno preso parte autorità civili e religiose."
(da PrignanoInforma)
Mi piace ricordare che in omaggio appunto agli alpini l'oratorio è stato dotato di un'acquasantiera scolpita da Patrizio Pecchi nella forma del cappello da alpino.
Mi piace inoltre ricordare che la vecchia curta è da diversi anni nuovamente praticabile a piedi grazie all'intervento di Tiziano Spezzani.
Ed ecco quest'usanza ormai abbandonata che mi è stata raccontata da un abitante di Castelvecchio.
Nel giorno di Santa Croce, il 3 di Maggio, i nostri contadini usavano piantare nei campi, a invocare la protezione del raccolto, una croce costruita con due spezzoni di canne incrociate e legate con
spago o fil di ferro.
domenica 27 aprile 2014
La borgata di Casa Sartori
| Come appare la borgata di Casa Sartori nelle diverse stagioni e con i cambiamenti dovuti a costruzioni degli ultimi anni. |
venerdì 25 aprile 2014
Sito neolitico del Pescale
Castelvecchio s/S è raggiungibile dalla pianura modenese attraverso la provinciale che da Sassuolo arriva fino a Prignano, comune capoluogo, per poi diramarsi: a destra per scendere verso il Rossenna; a sinistra per salire a Serramazzoni.
Passaggio d'obbligo è l'attraversamento del ponte, nei pressi del sito neolitico noto come Rupe del Pescale e di grande interesse archeologico, sul torrente Pescarolo che sfocia nel fiume Secchia.
Questo luogo era nel passato molto frequentato nel periodo estivo perché consentiva alla gente dei paesi limitrofi la balneazione nel Secchia.
Passaggio d'obbligo è l'attraversamento del ponte, nei pressi del sito neolitico noto come Rupe del Pescale e di grande interesse archeologico, sul torrente Pescarolo che sfocia nel fiume Secchia.
Questo luogo era nel passato molto frequentato nel periodo estivo perché consentiva alla gente dei paesi limitrofi la balneazione nel Secchia.
[5 aprile 2006]
Rupe del Pescale
Donazione alla Provincia della rupe del Pescale di Frignano, importante sito archeologico del neolitico
La rupe del Pescale di Prignano diventa di proprietà della Provincia di Modena. Il proprietario dell’area, William Pifferi, titolare della Ceramica Artistica due di Pigneto, ha deciso di donare all’ente quello che è considerato uno dei più importanti siti archeologici del modenese, dichiarato nel 1984 di rilevante interesse dal ministero dei Beni culturali.
Nel prendere atto della donazione ilConsiglio provinciale hanno espresso la soddisfazione perché con questo atto "il patrimonio pubblico si arricchisce di un rilevante sito archeologico che ora potrà essere valorizzato e promosso".
Egidio Pagani, assessore provinciale al Patrimonio, ha manifestato l’impegno della Provincia a realizzare nell’area "progetti a carattere culturale, ma anche ambientale come la pista ciclopedonale collegata al percorso Natura del Secchia, oltre alla possibilità di intervenire sulla viabilità della zona per migliorare la sicurezza lungo la strada provinciale di Castelvecchio".
Il sito archeologico del Pescale si estende su una superficie di quasi 15 mila metri quadrati; da quando fu scoperto, alla fine dell’800, è diventato un’area di studio e ricerche sulla preistoria italiana. Lo spiazzo pianeggiante che contraddistingue la sommità della rupe, fu sede di un villaggio preistorico.L’insediamento era formato da grandi capanne in legno e argilla e durò dalla fine del V o dall’inizio del IV millennio a. C. fino alla prima metà del III. Il materiale recuperato in varie campagne di scavo, documenta infatti la successione delle diverse culture sviluppatesi nell’Emilia occidentale durante l’intero Neolitico.
Gli scavi eseguiti nel 1937 e nel 1942 dal paleontologo modenese Fernando Malavolti hanno permesso di scoprire tracce di un abitato neolitico con fondi di capanna, focolari, tombe, manufatti in pietra e osso, oggetti terracotta e vasellame in ceramica risalenti al sesto millennio avanti Cristo. I reperti sono oggi custoditi nel museo civico Archeologico ed etnologico di Modena.
Di notevole importanza anche alcuni ritrovamenti risalenti ad epoche successive come un vaso dell’età del rame del terzo millennio avanti Cristo e alcune testimonianze dell’età dall’età del bronzo fino all’epoca romana.
(dal sito della Provincia di Modena)
Rupe del Pescale
Donazione alla Provincia della rupe del Pescale di Frignano, importante sito archeologico del neolitico
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Nel prendere atto della donazione ilConsiglio provinciale hanno espresso la soddisfazione perché con questo atto "il patrimonio pubblico si arricchisce di un rilevante sito archeologico che ora potrà essere valorizzato e promosso".
Egidio Pagani, assessore provinciale al Patrimonio, ha manifestato l’impegno della Provincia a realizzare nell’area "progetti a carattere culturale, ma anche ambientale come la pista ciclopedonale collegata al percorso Natura del Secchia, oltre alla possibilità di intervenire sulla viabilità della zona per migliorare la sicurezza lungo la strada provinciale di Castelvecchio".
Il sito archeologico del Pescale si estende su una superficie di quasi 15 mila metri quadrati; da quando fu scoperto, alla fine dell’800, è diventato un’area di studio e ricerche sulla preistoria italiana. Lo spiazzo pianeggiante che contraddistingue la sommità della rupe, fu sede di un villaggio preistorico.L’insediamento era formato da grandi capanne in legno e argilla e durò dalla fine del V o dall’inizio del IV millennio a. C. fino alla prima metà del III. Il materiale recuperato in varie campagne di scavo, documenta infatti la successione delle diverse culture sviluppatesi nell’Emilia occidentale durante l’intero Neolitico.
Gli scavi eseguiti nel 1937 e nel 1942 dal paleontologo modenese Fernando Malavolti hanno permesso di scoprire tracce di un abitato neolitico con fondi di capanna, focolari, tombe, manufatti in pietra e osso, oggetti terracotta e vasellame in ceramica risalenti al sesto millennio avanti Cristo. I reperti sono oggi custoditi nel museo civico Archeologico ed etnologico di Modena.
Di notevole importanza anche alcuni ritrovamenti risalenti ad epoche successive come un vaso dell’età del rame del terzo millennio avanti Cristo e alcune testimonianze dell’età dall’età del bronzo fino all’epoca romana.
(dal sito della Provincia di Modena)
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