domenica 18 maggio 2014

Il primo taglio









Quando ancora l'agricoltura non era meccanizzata, il taglio dell'erba avveniva a mano con falce a manico lungo; per seccarla al sole si rivoltava col forcone e, diventata fieno, si raccoglieva con il rastrello e caricato sul carro che, trainato da mucche o buoi, veniva trasportato nelle aie, depositato nei fienili o ammucchiato in bei pagliai.


      

Poi è diventato tutto più semplice e forse meno faticoso...


mercoledì 7 maggio 2014

... nel mese di Maggio






Ci recavamo verso sera, adulti e bambini, all'oratorio intitolato alla Madonna Davato per la recita del Rosario.
Noi della borgata di Casa Sartori salivamo lungo la curta, carreggiata fra i campi che portava anche alla Chiesa, all'asilo e al cimitero oltre che alle piccole borgate limitrofe: la Ceragna, la Caselletta e altre.

L'oratorio è stato restaurato e riaperto al culto il 15 agosto 2004.

"Il recupero di questo edificio, che può vantare una grande devozione da parte della popolazione locale, è stato eseguito totalmente da volontari, ed in particolare dal Gruppo Alpini di Prignano e da cittadini di Castelvecchio.
Molti sono i "misteri" che conserva ancora questo piccolo oratorio, nonostante sia stato riportato all'antico splendore. Non chiara, infatti, è la stessa etimologia del nome "Madonna Davato", a cui è intitolato. Ignota, inoltre, è la data esatta della sua edificazione, anche se una trave ristrutturata durante il restauro riporta un'incisione dell'anno 1627.
Alla santa messa che è celebrata in occasione dell'inaugurazione ufficiale da don Orazio Salsi, hanno preso parte autorità civili e religiose."

(da PrignanoInforma)

Mi piace ricordare che in omaggio appunto agli alpini l'oratorio è stato dotato di un'acquasantiera scolpita da Patrizio Pecchi nella forma del cappello da alpino.
Mi piace inoltre ricordare che la vecchia curta è da diversi anni nuovamente praticabile a piedi grazie all'intervento di Tiziano Spezzani.

Ed ecco quest'usanza ormai abbandonata che mi è stata raccontata da un abitante di Castelvecchio.
Nel giorno di Santa Croce, il 3 di Maggio, i nostri contadini usavano piantare nei campi, a invocare la protezione del raccolto, una croce costruita con due spezzoni di canne incrociate e legate con
spago o fil di ferro.

domenica 27 aprile 2014

La borgata di Casa Sartori

Come appare la borgata di Casa Sartori nelle diverse stagioni e con i cambiamenti dovuti a costruzioni degli ultimi anni.


Questa immagine documenta la frana che avvenne nell'Aprile del 1964 modificando in maniera evidente il territorio adiacente a Casa Sartori.

venerdì 25 aprile 2014

Sito neolitico del Pescale

Castelvecchio s/S è raggiungibile dalla pianura modenese attraverso la provinciale che da Sassuolo arriva fino a Prignano, comune capoluogo, per poi diramarsi: a destra per scendere verso il Rossenna; a sinistra per salire a Serramazzoni.
Passaggio d'obbligo è l'attraversamento del ponte, nei pressi del sito neolitico noto come Rupe del Pescale e di grande interesse archeologico, sul torrente Pescarolo che sfocia nel fiume Secchia.
Questo luogo era nel passato molto frequentato nel periodo estivo perché consentiva alla gente dei paesi  limitrofi la balneazione nel Secchia.













[5 aprile 2006]
Rupe del Pescale 
Donazione alla Provincia della rupe del Pescale di Frignano, importante sito archeologico del neolitico


rupe del pescale: area della rtupe del Pescale sul fiume Secchia a Prignano
La rupe del Pescale di Prignano diventa di proprietà della Provincia di Modena. Il proprietario dell’area, William Pifferi, titolare della Ceramica Artistica due di Pigneto, ha deciso di donare all’ente quello che è considerato uno dei più importanti siti archeologici del modenese, dichiarato nel 1984 di rilevante interesse dal ministero dei Beni culturali.
Nel prendere atto della donazione ilConsiglio provinciale hanno espresso la soddisfazione perché con questo atto "il patrimonio pubblico si arricchisce di un rilevante sito archeologico che ora potrà essere valorizzato e promosso".
Egidio Pagani, assessore provinciale al Patrimonio, ha manifestato l’impegno della Provincia a realizzare nell’area "progetti a carattere culturale, ma anche ambientale come la pista ciclopedonale collegata al percorso Natura del Secchia, oltre alla possibilità di intervenire sulla viabilità della zona per migliorare la sicurezza lungo la strada provinciale di Castelvecchio".
Il sito archeologico del Pescale si estende su una superficie di quasi 15 mila metri quadrati; da quando fu scoperto, alla fine dell’800, è diventato un’area di studio e ricerche sulla preistoria italiana.   Lo spiazzo pianeggiante che contraddistingue la sommità della rupe, fu sede di un villaggio preistorico.L’insediamento era formato da grandi capanne in legno e argilla e durò dalla fine del V o dall’inizio del IV millennio a. C. fino alla prima metà del III. Il materiale recuperato in varie campagne di scavo, documenta infatti la successione delle diverse culture sviluppatesi nell’Emilia occidentale durante l’intero Neolitico.
Gli scavi eseguiti nel 1937 e nel 1942 dal paleontologo modenese Fernando Malavolti hanno permesso di scoprire tracce di un abitato neolitico con fondi di capanna, focolari, tombe, manufatti in pietra e osso, oggetti terracotta e vasellame in ceramica risalenti al sesto millennio avanti Cristo. I reperti sono oggi custoditi nel museo civico Archeologico ed etnologico di Modena.
Di notevole importanza anche alcuni ritrovamenti risalenti ad epoche successive come un vaso dell’età del rame del terzo millennio avanti Cristo e alcune testimonianze dell’età dall’età del bronzo fino all’epoca romana.
(dal sito della Provincia di Modena)

lunedì 21 aprile 2014

Cà di Iardomani o Cà di Armagni

"Remagna, borgata di poche case posta sulla sponda destra del fiume Secchia, in territorio di Castelvecchio, a mezza costa fra la carrozzabile ed il fiume, poco a valle della foce del Rossenna. Menzionata in una carta seicentesca della contea di Castelvecchio, segnalata come Cà di Jurdomani e Cà di Armagni, rivelando, in modo a dir poco trasparente, l’origine longobarda dell’insediamento".



La borgata con le colline e le case di Castelvecchio.
La borgata con di fronte le colline reggiane al di là del fiume Secchia.

"Nessuno narra più dell’orrido pozzo rasoio che, quan­do mi recavo in visita alla nonna, m’indicavano tro­varsi su un lato della strada all’entrata della borgata il cui nome pare ne indichi l’origine longobarda; ogget­to storico o solo memoria di lontane fantasie contadi­ne che facevano rabbrividire riportando di quanti ne­mici (ma di quale guerra?) vi venivano gettati anco­ra vivi. Non intimidisce più il passaggio attraverso il fosso Carrobbio dai lugubri racconti ... " 
(da La Vigna del Padre)

Un paese e la sua chiesa

La vita di un paese ruota immancabilmente attorno alla sua chiesa ... la vita religiosa, matrimoni, nascite, tradizioni ...
La chiesa parrocchiale di Castelvecchio, dedicata a Santa Maria Assunta, a causa delle vicessitudini del territorio  appartiene alla Diocesi di Reggio Emilia anzichè a quella che parrebbe più ovvia di Modena.
Nel libro di G. Berti si legge che la chiesa di Santa Maria nuova fu edificata, ad una sola navata, attorno al 1650 per poi essere ampliata quasi tre secoli dopo come appare tuttora a tre navate.


... in prossimità della Pasqua ...


C'era grande fermento in paese in prossimità della Pasqua.
Si risvegliava la campagna nell'aria leggera; corse di bimbi vocianti nei campi dall'erba già alta.
Non usciva più fumo dai comignoli e si rinfrescavano le pareti domestiche con nuovi colori.
Poi le benedizioni nelle case, le quarantore in chiesa e il trambusto per il pranzo pasquale.
Si sfoggiava l'abito nuovo nel giorno di festa e al bar c'era la sfida del coccin coccetto con uova colorate di rosso.